lunedì 23 agosto 2010

Lucania: ceneri mortali Fenice


di Gianni Lannes

La fenice era un mitico uccello che, dopo un ciclo vitale di 500 anni, moriva nel fuoco risorgendo poi dalle sue ceneri. Ma se queste ridavano vita al mitico volatile, oggi mettono a repentaglio l’esistenza dei cittadini lucani del Vulture-Melfese, quelli pugliesi del basso Tavoliere nonché della Murgia barese. Nell’area di San Nicola di Melfi (a meno di 3 chilometri da Lavello e a 2 dal fiume Ofanto), infatti, la Fiat – grazie a finanziamenti e agevolazioni statali – ha messo in funzione dal settembre 1999, contro la volontà della popolazione locale che si era pronunciata negativamente con un referendum, un inceneritore di rifiuti tossico-nocivi che avvelena innanzitutto gli operai della Sata (Fiat). Attualmente è il più grande d’Europa e si chiama appunto “Fenice”: brucia a cielo aperto, puntualizzavano le cifre ufficiali ma non aggiornate dell’azienda torinese ben «66 mila tonnellate l’anno di scorie»: 40 mila provenienti dalle regioni settentrionali d’Italia, ma anche dall’estero (Francia e Germania), previo scalo a Orbassano in Piemonte e sosta prolungata per settimane e, a volte, addirittura mesi, nella stazione ferroviaria di Foggia. Il cronista chiede ai responsabili una dichiarazione in merito e l’autorizzazione a poter visitare l’impianto, ma riceve soltanto un diniego. La fabbrica di diossine cancerogene alla fine dell’anno 2001 è stata venduta all’Edf che gestisce al di là delle Alpi una cinquantina di centrali nucleari. I francesi tacciono e non forniscono i dati reali sull’inquinamento. L’Arpa lucana sonnecchia, infatti per oltre un lustro non ha effettuato controlli. Il direttore dell’Arpab Vincenzo Sigillito è sordo alle richieste di dimissioni avanzate da cittadini e parlamentari. L’inquinamento a base di sovrabbondanti iniezioni di mercurio nelle falde acquifere dell’area è noto ai passivi addetti ai lavori ma la magistratura non interviene. Il procuratore della Repubblica di Melfi – Renato Arminio – dorme sonni beati? Ad un tiro di schioppo sorge il più importante stabilimento della Barilla nel Mezzogiorno, imbottito di amianto a perdere (vedi inchiesta personale pubblicata dal quotidiano La Stampa l’11 ottobre 2008). Coltivazioni agricole ed ovini al pascolo completano il quadro locale. «Da queste parti – racconta Giulio P., 21 anni, studente di Lavello – il ricatto del lavoro è fortissimo. I dirigenti della Fiat dicono che se vogliamo tenerci le fabbriche dobbiamo accettare anche l’inquinamento, le malattie, i tumori e la distruzione delle terre. Vuole un esempio? Qui c’era una selva di uliveti plurisecolari, altamente produttivi, che la Fiat ha raso al suolo per insediarsi». Conseguenze epidemiologiche? «I residui della combustione ammontano a 27 mila tonnellate annue» recitano i dati ufficiali ampiamente sottostimati. Si tratta di materia solida e letale che finisce nel sottosuolo della Basilicata – inquinando le falde come ha denunciato l’OLA – e nel fiume Ofanto che si getta nel mare Adriatico. Non è tutto. L’altoforno industriale sputa nell’atmosfera di una delle zone di maggior pregio agricolo del Mezzogiorno – dove lavorano centinaia di aziende agricole, zootecniche, turistiche e delle acque minerali – milioni di metri cubi di fumi fortemente nocivi. «Emissioni oltre i limiti normativi di polveri di metalli pesanti, ossidi di azoto e diossine» accerta periodicamente l’azienda sanitaria locale. Nella scarsa documentazione resa pubblica dalla Fiat, queste sostanze segnalano gli indici più preoccupanti: esalazioni nella misura di «un nanogrammo a metro cubo di rifiuti bruciati», mentre la normativa europea si attesta su un limite di dieci volte inferiore, ovvero 0,1 nanogrammi a metro cubo. La potenzialità cancerogena e mutagena di tali veleni è nota a livello internazionale da decenni. Il gigante automobilistico italiano getta acqua sul fuoco: «E’ tutto sotto controllo: la piattaforma di San Nicola risponde ad una logica concordata qualche anno fa col ministro dell’ambiente Ronchi». Il gruppo transalpino Edf neanche risponde. Eppure, in uno studio elaborato da Luigi Notarnicola, docente del Dipartimento di Scienze geografiche e Merceologiche dell’Università di Bari, emergono dati inquietanti. «Le documentazioni tecniche disponibili non consentono di escludere effetti negativi sulla popolazione di Lavello e nell’intero territorio – scrive il professor Notarnicola – L’insediamento della Sata (Fiat, ndr) e della piattaforma Fenice porta un’immissione nell’atmosfera di oltre 12 milioni di metri cubi all’ora di fumi». E ancora: «Ai danni per la popolazione di Lavello associati all’inquinamento atmosferico vanno aggiunti quelli derivanti all’agricoltura fiorente in tutta la valle, dagli elevatissimi prelevamenti di acqua potabile (12,5 milioni di metri cubi all’anno)». Una nota dell’assessorato regionale all’ambiente rivela: «Nell’autorizzazione a Fenice avevamo imposto il divieto di importazione di rifiuti da fuori regione». Ma i controlli scarseggiano. A fronteggiare casa Agnelli sono due gruppi combattivi e organizzati: il Comitato dei cittadini di Lavello e l’associazione “Uniti per Melfi”. Poi ci sono altri aggregati nei paesi limitrofi, anche in Puglia. Per esempio a Rocchetta Sant’Antonio e Bovino. R. S., operaio Sata solleva interrogativi: «Perché un termodistruttore a Melfi? Forse perché non si possono più usare i vecchi sistemi di smaltimento ormai noti, e quindi è bene realizzare nuovi mezzi di avvelenamento e ubicarli dove la gente è poca e non ha la forza di contrastare i colossi della grande finanza». I fatti appaiono inequivocabili: il progetto “Fenice” bloccato a Biella, è passato in Basilicata con una delibera regionale il 2 maggio 1995, approvata da una giunta ormai sciolta (le nuove elezioni si erano svolte una decina di giorni prima) e non ha mai ricevuto la ratifica del consiglio regionale, prevista per legge entro 30 giorni. Il nuovo governo regionale ha impugnato la delibera e presentato ricorso al Tar, che però ha dato ragione alla Fiat. La Regione, comunque, ha nominato tre esperti per valutare l’impatto ambientale, e i tecnici nello stupore generale, hanno espresso un giudizio di fattibilità dell’opera. Trascorrono solo alcuni mesi e due dei tre membri di quella commissione passano ad altri incarichi: uno, l’ingegner Valicanti, entra direttamente nell’orbita Fiat e viene chiamato alla direzione dei lavori, addirittura nel cantiere dell’inceneritore; l’altro, il professor Cuomo, viene indicato come responsabile del monitoraggio ambientale della zona. E’ decisamente improbabile che le tesi rassicuranti dell’azienda automobilistica convincano i lucani. Gli stessi cittadini che il 25 ottobre 1998, con un referendum consultivo avevano detto “no alla Fenice”. Un rifiuto avvalorato dal sequestro giudiziario il 7 luglio 2001 a Melfi di 8 vagoni merci stracolmi di rifiuti industriali e ospedalieri provenienti da Forlì (movimentati dalla ditta Mengozzi), a Foggia di altri 27 carri, 9 a Brindisi e 5 a Falconara in provincia di Ancona. Si trattava di 400 tonnellate di “materiali a rischio infettivo”. Il serpentone ferroviario carico di residui letali non si è ancora interrotto, vaga per lo Stivale in direzione sud. «Le scorie contengono rifiuti ospedalieri classificati dalla normativa vigente come pericolosi»segnala il sostituto procuratore Ugo Miraglia del Giudice. Provengono da Forlì, Torino, Genova, Vado Ligure, Treviso, ma anche dall’estero. Destinazione finale: la “Fenice” di Melfi. «Non possiamo controllare tutto» dicono all’unisono i dirigenti di Trenitalia Luigi Irdi e Claudio Cristofani. Gran parte dei documenti di viaggio dei vagoni fantasma indicano luoghi di partenza, itinerari e percorsi alla luce del sole. Dalla Francia, spicca, in particolare, il tragitto Amiens-Modane-Ventimiglia-Orbassano utilizzato dalla Whirlpool Europe e da altre aziende senza apparente identità. «Materiale innocuo, elettrodomestici, indumenti usati» si legge nelle bolle d’accompagnamento. Ma allora per quale ragione negli stessi documenti i tecnici delle FS annotano: «Da maneggiare con estrema cautela»? In un altro documento delle FS, il numero 46, compilato a Napoli il 2 aprile dal capo manovra Mazzone è scritto: «Dalla prima traccia parte carro di rifiuti ospedalieri n. 12033325 diretto Oristano (prestare attenzione è merce fragile)». Il vagone però finisce a Brindisi. Altri vettori da decine e passa di tonnellate cadauno, provengono dalla General Motors di Livorno, dalla Cemat di Padova, dalla Hike Coop di Mantova. Ed è curioso che la Polimeri Europa di Brindisi spedisca alla Piccinini presso l’interporto di Parma, “resine sintetiche in granuli” che finiscono nell’inceneritore di Melfi. Identico copione per la Waste Management di Massa che invia rifiuti non meglio identificati alla Sipsa di Oristano. Perché le Fs raccomandano di “maneggiare con precauzione” i capi d’abbigliamento? I carri contengono realmente oggetti innocui? Il professor Giorgio Nebbia, esperto di fama internazionale non ha dubbi: «Nessuno ne conosce la provenienza, l’esatta composizione chimica nonché la pericolosità». E aggiunge: «Pullulano decine di eco-imprese che vendono lo smaltimento in inceneritori, in impianti di compattazione, in discariche: quello che conta è che i rifiuti non si vedano e non puzzino». L’Ocse stima che «Tre quarti dei rifiuti pericolosi europei, circa 30 milioni di tonnellate annue, siano di origine e di composizione sconosciute». I dati ufficiali dell’Unione europea condannano il Belpaese: solo negli ultimi 21 anni sono stati occultati «1 miliardo di tonnellate di rifiuti d’ogni genere». Dove sono finiti? I tentacoli della piovra si sono allungati da nord a sud. L’internazionale dei veleni, infatti, oltre che nei Paesi del Terzo mondo, si è data appuntamento nel Mezzogiorno d’Italia.

martedì 10 agosto 2010

Una battaglia vinta!

Diffondiamo il comunicato originale, non modificato, della FdS Melfitana trasmesso quest'oggi alle agenzie di stampa in merito alla sentenza del giudice del Lavoro del Tribunale di Melfi.

La Federazione della Sinistra di Melfi esprime grande soddisfazione per la sentenza emessa dal giudice del Lavoro del Tribunale di Melfi, che ha giudicato "antisindacale" il provvedimento di licenziamento nei confronti di tre operai della Fiat (due dei quali delegati FIOM-CGIL) accusati di aver bloccato un carrello robotizzato durante uno sciopero ed aver impedito, così, il normale svolgimento del lavoro ai non partecipanti allo stesso.
Il giudice, giudicando illegittimi i tre licenziamenti, ha ordinato l'immediato reintegro sul posto di lavoro dei tre operai.
La FdS melfitana, oltre ad aver partecipato alla manifestazione del 16 Luglio a Melfi, ha seguito con apprensione le varie fasi di questa delicatissima vicenda e oggi si può dire molto soddisfatta del risultato. Una bella pagina per il sindacato, per la giustizia e per la politica.
E' chiaro, quest'oggi, il messaggio lanciato a Fiat e Confindustria: gli accordi si discutono con i sindacati, i rappresentanti dei lavoratori, che oggi hanno visto tutelata la loro dignità di Uomini.
Ai sindacati "arrendevoli" va la dimostrazione che se le barricate si alzano in difesa dei diritti la battaglia a favore dei lavoratori può essere vinta.
Di conseguenza, se l'accordo di Pomigliano d'Arco aveva rappresentato un precedente negativo per il mondo del lavoro e per i diritti dei lavoratori, la sentenza del Tribunale di Melfi rappresenta una piccola, ma fastidiosissima, spina nel fianco del Sistema: Confindustria oggi soffre la prima sconfitta.
I lavoratori esultano, ma la lotta è ancora lunga.

Maurizio Ceccio - Federazione della Sinistra di Melfi.

mercoledì 4 agosto 2010

Dieci domande a Nichi Vendola


Il presidente della Regione Puglia si candida alle primarie del centrosinistra. Lo aveva già fatto, prima di lui, Fausto Bertinotti, per lanciare l'Unione nel 2006. Cosa è cambiato da allora?


1) Ti sei candidato alle primarie del centrosinistra. Lo aveva già fatto prima di te Fausto Bertinotti, con risultati non proprio incoraggianti. Certamente, le primarie in Puglia e la tua rielezione a Presidente offre diverse chance a questa iniziativa. In questo caso contribuiresti a ricreare uno schieramento di centrosinistra che va dalle ali più moderate del Partito democratico fino alla cosiddetta sinistra radicale (ammesso che l'Udc di Casini rimanga fuori). In termini non propriamente diversi dal 2006. Cosa è cambiato nel Pd, nell'Idv di Di Pietro, nel centrosinistra italiano da indurti a ripercorrere una strada che non ha prodotto grandi risultati e che, anzi, ha favorito il ritorno al governo di Berlusconi? Quali sono le novità che scorgi? Quale radicalità ha il Pd di Bersani che i Ds e la Margherita di Fassino e Rutelli non avevano?

2) Quella maggioranza di governo non ha certo brillato per un programma particolarmente innovativo e radicale. Ha varato una finanziaria “monstre” regalando miliardi su miliardi alle imprese; ha rispettato tutti i vincoli europei; ha aumentato le truppe italiane all'estero, ritirandole dall'Iraq ma inviandone di nuove in Libano e aumentando il contingente in Afghanistan. Qual è il tuo giudizio su quell'esperienza che, pure lontano dal Parlamento e dal governo, ti ha visto comunque protagonista di uno dei partiti cardine di quell'alleanza?

3) Il centrosinistra ha ormai sposato la linea militarista di invio delle truppe all'estero e di aumento delle spese militari. Addirittura, ci siamo trovati di fronte al paradosso di una sinistra più leale agli Usa e ai militari di quanto lo sia stato il centrodestra e Berlusconi. Quale sarebbe la tua posizione in materia? Ritireresti immediatamente le truppe dall'Afghanistan e dal Libano? Ridurresti significativamente le spese militari? Avvieresti un programma di riconversione dell'industria bellica?

4) Non hai mai nascosto la tua soggettività omosessuale e questo ha fatto di te un personaggio ammirato oltre che contrastato. Ma come pensi di varare in Italia, alleandoti con il Pd, con Di Pietro, con Castagnetti e Rosi Bindi, una legge sulle unioni civili almeno analoga a quella realizzata da Zapatero in Spagna?

5) L'Italia è immersa in una crisi economica al pari dell'Europa e di gran parte del mondo. Le responsabilità della crisi sono evidenti: la finanza, le banche, i loro legami inestricabili con il sistema delle imprese e delle multinazionali, prelevano risorse sempre più ingenti dalla spesa pubblica scaricando i costi su chi lavora. A Pomigliano si è vista all'opera questa visione della politica e della società con uno stile arrogante e padronale messo in atto da uno, Marchionne, che Fausto Bertinotti era riuscito a definire “esponente di spicco della borghesia buona con cui si può realizzare un compromesso sociale”. Anche tu pensi che occorra realizzare un compromesso sociale con la “borghesia” italiana? Credi sia possibile governare componendo gli interessi degli operai di Pomigliano con quelli di Marchionne, Marcegaglia, delle grandi banche e della finanza italiana preoccupata della concorrenza internazionale?

6) Fai parte di una tradizione politica che ha sempre fatto della democrazia partecipata, del pluralismo, della complessità e della fatica della democrazia un punto chiave del proprio agire politico. Davvero pensi che le primarie, il ruolo carismatico di un “capo”, il leaderismo, siano compatibili con una crescita democratica della società e con una reale partecipazione? Basta davvero venire a votare alle primarie per sentirsi rappresentati? Non serve un percorso di mobilitazione, di strutture plurali e collettive in grado di determinare forme di controllo popolare, di autogoverno, di democrazia diretta nelle quali gli uomini e le donne in carne e ossa siano protagonisti del proprio agire politico?

7) Ti candidi alle primarie con l'obiettivo di essere il primo ministro della settima potenza industriale del pianeta. L'Italia fa parte dei vari G8, G20 e così via. Uno di questi organismi, il G8, nel 2001 tenne il suo vertice a Genova provocando una mobilitazione che ha segnato una generazione militante e ha provocato anche l'uccisione di Carlo Giuliani. A Giuliani tu fai spesso riferimento nei tuoi discorsi pubblici. E' davvero possibile rappresentare le ragioni di quella generazione, e di quel ragazzo ucciso, e far parte del consesso mondiale che è stato, e resta, il principale bersaglio di una contestazione giovanile? Davvero si può fare politica componendo gli opposti?

8) Al centrosinistra, e al Pd, tu proponi una candidatura di “movimento”, nata per “sparigliare” e destinata, ci sembra, a rappresentare le ragioni di chi non ha voce, di chi si batte per un mondo migliore. Contemporaneamente governi la Puglia, una regione importante del Mezzogiorno italiano in cui non ci sembra che in questi ultimi cinque anni siano state invertite o almeno scalfite le condizioni di vita di chi lavora o di chi un lavoro non ce l'ha. La sanità è stata stritolata da affari e corruzione incredibili; esistono un po' di borse di studio per i più giovani ma la disoccupazione resta altissima; c'è una forte e sviluppata criminalità organizzata e così via. Davvero si può ancora proporre una linea “di lotta e di governo” nonostante i guasti realizzati e le illusioni profanate?

9) Per vincere le primarie avrai bisogno di un largo consenso e forse potresti anche averlo sulla base delle tue idee. Per essere il candidato-premier di una coalizione alternativa a Berlusconi dovrai comunque trovare un composizione e una sintesi con le idee e gli interessi materiali dell'attuale centrosinistra. Quello che governa le “regioni rosse” e ha una base di riferimento nelle imprese, nelle Cooperative, in larga parte di ceti professionali e manageriali che si contende, ad esempio, con la Lega al nord; quello di estrazione moderata, pensa a personaggi come Penati e Chiamparino che nella loro esperienza di governo a Milano e Torino hanno fatto di tutto per assomigliare al centrodestra (e poi, non sei tu ad aver detto che dei due Letta il più a sinistra è Gianni?); quello di estrazione cattolica benpensante che su unioni e libertà civili o su sessualità e famiglia tiene alta la guardia; quello di estrazione clientelare, ampiamente radicato al sud dove, spesso, ha punte di contiguità con la malavita. Come pensi di poter miscelare tutto questo non tanto in una ipotesi di governo – quello si riesce sempre a farlo – ma in un'idea di società, in una visione che abbia un certo interesse e che davvero contribuisca al cambiamento?

10) Infine, questo paese è pietrificato, diretto da caste e classi sociali che difendono con le unghie privilegi ancestrali (si pensi all'evasione fiscale), monopolizzato da apparati di potere – politici, confindustriali, clericali, istituzionali, accademici, sindacali, massonici e burocratici – che hanno ben saldo il controllo dello Stato e delle "cose" pubbliche. Tutto questo può essere scacciato, o quanto meno incrinato, semplicemente da una spinta popolare che innalzi la tua candidatura e la tua persona? Non c'è bisogno invece di una consapevolezza nuova, di un blocco sociale coeso e convinto delle proprie ragioni, organizzato democraticamente, capace di scontrarsi con quegli apparati, di resistere e di provare a vincere? Non c'è bisogno di una visione politica della trasformazione animata da migliaia e migliaia di occhi e gambe che lavori sulle proprie proposte, realizzi un'egemonia reale nel paese, trascini dalla propria parte gli indecisi e alla fine prevalga? Insomma, caro Nichi, non ci sarebbe bisogno di una rivoluzione?

giovedì 29 luglio 2010

Fiom, domani presidio lavoratori Fiat presso tribunale Melfi


Domani 30 Luglio 2010 presso il Tribunale di Melfi si terrà il presidio dei lavoratori della Sata di Melfi e dell’Indotto in concomitanza con la prima udienza sul ricorso presentato dalla Fiom di Potenza contro la Fiat per attività antisindacale, ex art.28 L.300/70 (Statuto dei diritti dei lavoratori), per i licenziamenti illegittimi dei tre lavoratori, di cui due delegati Fiom.
Saranno presenti i legali della Fiom Nazionale e Regionale, la Fiom di Potenza e la Fiom Nazionale.

lunedì 19 luglio 2010

OGGI A ROMA RIUNIONE FIOM DEL GRUPPO FIAT


Lavoratrici e lavoratori,
A seguito dello sciopero del 16 Luglio 2010 con la Manifestazione tenuta a Melfi che ha visto la partecipazione di numerose delegazioni di lavoratori del gruppo Fiat e di altre categorie, i lavoratori licenziati insieme all’assemblea dei lavoratori hanno deciso di scendere dalla Porta Venosina per continuare le iniziative di protesta che rendano visibile la vertenza in atto, che saranno decise dalla riunione del Coordinamento Nazionale FIOM del Gruppo FIAT che si terrà oggi a Roma e del Comitato Centrale FIOM che si terrà domani sempre a Roma.

La FIOM-CGIL di Basilicata e i Delegati FIOM condannano senza riserve l’atto illegittimo compiuto dalla FIAT nei confronti dei 3 operai di cui 2 delegati FIOM, in quanto vuole impedire l’esercizio del diritto di sciopero violando quanto previsto dalla Legge 300/70 “ STATUTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI”.

Nelle prossime ore sarà presentato presso il Tribunale di Melfi il ricorso ex art. 28 legge 300/70, per condotta antisindacale da parte della Direzione FIAT SATA.

Le azioni che si stanno mettendo in campo in questi giorni mirano a difendere TUTTI le lavoratrici e i lavoratori dalle azioni unilaterali della FIAT che con la complicità della Confindustria e del Ministro del Lavoro attraverso le deroghe contrattuali vuole cancellare i Diritti, peggiorare le condizioni di lavoro e
rendere precaria l’occupazione e il salario a partire dal Premio di Risultato.

La FIOM invita TUTTE le lavoratrici e i lavoratori a seguire con attenzione le iniziative che saranno messe in campo nei prossimi giorni in difesa dei lavoratori ingiustamente licenziati e delle condizioni dei lavoratori.

Melfi 19 Luglio 2010
FIOM-CGIL Basilicata

giovedì 15 luglio 2010

Alla Lotta!

Quando il compagno Marco ieri mi ha chiamato sul cellulare, tornavo da Potenza con il compagno Alessio: "Maurì i tre operai della Fiat che erano stati sospesi dal lavoro giorni fa, sono saliti sulla Porta Venosina per protesta [...] uno di loro è stato licenziato".

Inizia così la ricerca sul "Cosa fare" per appoggiare "senza se e senza ma" la lotta di questi coraggiosi operai. O forse dovrei chiamargli Uomini? Già, perchè in questa società marcia essere un operaio significa essere uguale ad un giacimento di petrolio o acqua, se si vuole. L'operaio è QUALCOSA (non più QUALCUNO) da sfruttare fino all' esasperazione, fino all'esaurimento della sua persona. Disporre di lui, o di lei, come meglio si crede e al primo problema (poco importa se questo sia reale o fittizio) mandarlo a casa, in tronco.

Questo accade, a mio avviso, perchè l' operaio è svuotato della sua appartenenza alla specie Umana. Potrà sembrare un po' forzata questa espressione, ma è una considerazione personale nata dopo essermi confrontato più volte con molti miei amici che lavorano in fabbrica: "Per otto ore tu sei di proprietà dell'azienda. Dispongono di te come meglio credono". Guai poi se sei un lavoratore interinale o precario: non puoi permetterti nemmeno l'influenza.

Il discorso è complesso nella sua estrema semplicità: sulla carta sei un lavoratore con "diritti e doveri", ma di fatto non è così, perchè è vero che ti spettano i famosi "giorni di malattia", ma è vero anche che se ne usi uno soltanto rischi, allo scadere de contratto a tempo determinato, di non essere riconfermato per i prossimi mesi.

Il rapporto azienda-operaio non si instaura sul reciproco rispetto, ma sul ricatto della prima sul secondo.

Il Capitale, da quando ha impugnato il coltello dalla parte del manico, tira fendenti a destra e a manca con spregiudicatezza e arroganza, così da spegnere sul nascere ogni resistenza. Non potendo distruggere chiunque gli si opponga è riuscito a distruggere la sua volontà di combattere. La società è diventata reazionaria. Il nuovo, l'alternativo fa troppa paura se è vero che "si sa quel che si lascia, ma non si sa che si trova" e ciò potrebbe essere comprensibile, se non fosse che c'è un buon 50% di probabilità che il cambiamento possa avvenire in meglio.

Ci vuole coraggio, il coraggio di una scelta, lo ribadisco. Bisogna riprenderci ciò che c'è stato tolto e difendere con forza quel po' che ci rimane. Per questo dobbiamo partecipare con forza e coraggio alla lotta per la difesa dei diritti.

Immagino la Società come uno spazio orizzontale, dove tutti sono sullo stesso piano e godono degli stessi diritti. Le piramidi sociali e le gerarchie appartengo ad un tempo che per forza di cose è destinato a tramontare, e tanto più sarà l'impegno profuso nell'abolizione di questo stato di cose, tanto più il cambiamento sarà rapido.

Il Partito dei Comunisti Italiani di Melfi esprime solidarietà alla lotta degli operai della Fiat e annuncia la sua partecipazione alla manifestazione organizzata dalla FIOM che si terrà domani, 16 luglio alle ore 9.30, in Piazza Abele Mancini.

¡Venceremos!

Maurizio Ceccio.

venerdì 9 luglio 2010

Melfi, rappresaglia della Fiat contro gli scioperi

Tre lettere di sospensione cautelare a due delegati fiom e a un operaio


“Rappresaglia antisindacale”. Così la Fiom definisce le tre lettere di sospensione cautelare che hanno raggiunto due delegati e un operaio della Fiat-Sata rei di aver dato vita nei giorni scorsi ad alcuni scioperi contro l’aumento dei ritmi di lavoro. La Fiat alza il livello dello scontro sindacale. E lo fa mettendo a fianco di Pomigliano d’Arco, dove la materia del contendere è, tra gli altri, proprio le condizioni di lavoro, anche lo scacchiere di Melfi. La risposta delle “tute amaranto” non si è fatta certo attendere. All’alba di giovedì 8 luglio sono cominciati i primi scioperi e cortei interni, che si sono protratti per tutta la giornata. Gli operai hanno praticamente bloccato il sito produttivo. Secondo i dati forniti dalla Fiat-Sata, che nel conteggio ci mette anche chi è in cassa integrazione, lo sciopero è riuscito in pieno raggiungendo il 39%. Stamattina davanti ai cancelli dello stabilimento di Melfi della Fiat, oltre alle tute blu in assemblea, c'erano anche gli operai di alcune aziende dell'indotto, Johnson Control, Plastic Components, Benteler, Itca, Commer, Tiberina, Magneti Marelli.
Era da almeno una settimana che a Melfi si susseguivano tutti i giorni scioperi articolati nei vari reparti per protestare contro il comportamento della direzione che, unilateralmente e senza confronti preventivi con la Rsu, ha deciso l’incremento della produzione nell’ordine del 10%, senza alcun inserimento aggiuntivo di lavoratori.
Tutto ciò mentre in c’è il ricorso alla Cassa integrazione. In pratica, si chiede di lavorare di più ai turni operativi, mentre gli altri turni sono collocati in Cassa integrazione.
Questo ha suscitato la protesta dei lavoratori. E la conseguente indizione degli scioperi.
Nella giornata di martedì 6 luglio, la Fiat ha deciso unilateralmente di aumentare la velocità delle linee anche nello stabilimento di Cassino (Frosinone). Dopo uno sciopero di 2 ore, però, la direzione dello stabilimento ha ripristinato la cadenza consueta. A Melfi, invece, ha deciso di andare allo scontro duro.
. <È un atto gravissimo – continua la Fiom - che conferma il disegno autoritario della Fiat.>
La Fiom, e le altre organizzazioni sindacali, hanno chiesto alla Fiat il ritiro immediato dei provvedimenti disciplinari.
Enzo Masini, coordinatore nazionale auto della Fiom-Cgil, ha rilasciato la seguente dichiarazione: .
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Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario del Prc Paolo Ferrero. «Sosteniamo la protesta e lo sciopero ancora in corso alla Fiat a Melfi che si sta estendendo alle fabbriche dell'indotto. A Pomigliano si vuole imporre il divieto di scioperare; a Melfi si licenzia chi sciopera. La Fiat -sottolinea Ferrero- è anticostituzionale, il governo intervenga per impedire questa illegalità criminale. Sosteniamo le iniziative che chiedono il ritiro immediato dei licenziamenti, consentendo ai lavoratori ed ai delegati di rientrare subito in fabbrica e di avviare la trattativa sindacale».
Giornata di protesta oggi anche a Mirafiori. Le tute blu si sono fermate per due ore questa mattina alle Carrozzerie di Mirafiori per il premio di risultato che dovrebbe essere corrisposto dall'azienda a fine mese. Procalamato da Fim, Fiom, Uilm e Cobas, l'astensione dal lavoro, secondo i sindacati, ha registrato un'adesione tra l'80 e il 90 per cento. Inoltre, sempre secondo il sindacato, 1500 lavoratori sono usciti in corteo dalla porta 2. «Questo sciopero - sottolinea per la Fiom Federico Bellono - evidenzia lo stato di malessere che c'è tra gli operai sulla situazione Fiat. Inoltre in un momento in cui i redditi sono già pesantemente compromessi dalla cassa integrazione, il silenzio dell'azienda sul premio di risultato preoccupa molto», conclude. «Il timore - aggiunge ancora Bellono - è che l'azienda possa defalcare dall'eventuale premio di risultato gli aumenti contrattuali, così come era stato ipotizzato al momento dell'accordo separato sul sistema contrattuale non sottoscritto da Cgil e Fiom. Questo silenzio - conclude - ci preoccupa per il rischio che così il premio potrebbe essere più basso del dovuto».

Fabio Sebastiani