martedì 20 aprile 2010

RACCOLTA FIRME


Domani 20 aprile 2010 alle 13.30 presso la ELBE SUD e il Centro OLI di Viggiano, prosegue la raccolta firme, partita dalla FIAT-SATA di Melfi e dalla ITALTRACTOR di Potenza, per la proposta di Legge di Iniziativa popolare per la democrazia e rappresentanza sindacale, rappresentatività e referendum per la validazione dei contratti nei luoghi di lavoro.

Ad oggi si sta registrando un grande consenso verso questa iniziativa, (con circa 500 firme), tra i lavoratori metalmeccanici che già avevano bocciato l’Accordo Separato sul Contratto Nazionale e l’Accordo separato di Gennaio 2009 tra il Governo, la Confindustria e CISL-UIL-UGL, per la modifica delle regole contrattuali che peggiorano i diritti dei lavoratori.

L’iniziativa della FIOM-CGIL è sempre più necessaria contro l’attacco del Governo e della Confindustria, per riaffermare il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a decidere sulle proprie condizioni di lavoro e di salario.

Potenza 19 Aprile 2010

Ufficio Stampa
FIOM-CGIL
Basilicata

venerdì 16 aprile 2010

Care compagne, cari compagni

Ringrazio di cuore, con moltissimo affetto, tutti voi che in questo mese di malattia, dopo un incidente piuttosto serio, mi avete inviato auguri, solidarietà, vicinanza. Mi è servito per superare i primi momenti che sono stati difficili. Non sto ancora bene, ma conto di tornare pienamente in forma nel giro di 3 o 4 settimane.

Vorrei offrire a tutti i compagni e ai militanti una riflessione sulla fase e qualche idea sulla prospettiva. Anche perché la situazione non è semplice e richiede lucidità di analisi, grande determinazione e, soprattutto, la straordinaria passione politica dei comunisti.

Abbiamo alle spalle le elezioni regionali che, per ampiezza e numero di votanti, rappresentano un test per tutta la politica italiana. Il dato che emerge, al di là delle reticenze del Pd, è che la destra si consolida. E’ vero che ha perso voti in termini assoluti. Ma è successo a tutti, essendoci stato un ulteriore, drammatico astensionismo. Nelle più popolose regioni d’Italia – Lombardia e Campania – la destra si afferma in maniera molto netta. Lo fa anche nel Lazio, nonostante l'assenza del Pdl nella provincia più popolosa, quella di Roma. In Calabria il candidato della destra doppia quello del centro sinistra. In tutto il nord, tranne la Liguria, si conferma ed anzi aumenta l’affermazione della Lega, che ha in sé una pulsione eversiva tra le più pericolose nella storia della Repubblica: la regressione sul piano dei principi di eguaglianza, previsti dalla nostra Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Il consolidamento della destra fa sì che Berlusconi, insieme alla Lega e contro una parte della stessa destra, proponga riforme costituzionali che stravolgono complessivamente l’assetto uscito dall’Assemblea Costituente, con una progressiva non applicazione e fino allo stravolgimento sostanziale dei principi costituzionali. Fenomeno non nuovo. Da un lato è in corso da più di 15/20 anni, con negli ultimi tempi un’ulteriore e drammatica accentuazione; dall’altro c’è l’idea di riformare il sistema, dando veste costituzionale esplicita a quanto già sta concretamente avvenendo. E quel che sta avvenendo è che il parlamento è stato svuotato di ogni potere e chiamato alla semplice ratifica di ciò che viene deciso nel Consiglio dei ministri. Il più delle volte, peraltro, con il ricorso al voto di fiducia o attraverso decreti legge. Il semipresidenzialismo, con l’elezione diretta del presidente, darebbe un ulteriore, definitivo colpo a quella che per anni è stata chiamata “la centralità del parlamento”.

Queste riforme istituzionali sono, per le note vicende giudiziarie di Berlusconi, connesse all’assalto definitivo al terzo potere della Stato, cioè la magistratura. E l’anomalia italiana sta oggi nel rischio della fine della divisione dei poteri. Il potere legislativo, il parlamento, è asservito al potere esecutivo. Se lo stesso accadesse anche con il potere giudiziario, sarebbe la fine di ogni principio, non dico comunista, ma semplicemente liberale.
Ma nelle società occidentali avanzate vi è un altro potere che, dal celebre film di Orson Welles, viene chiamato il “quarto potere”, quello dell’informazione, oggi completamente in mano al premier. Sia per quanto riguarda l’informazione pubblica che quella privata.
Da questo punto di vista avanzo un’osservazione tutta politica. Nel resto d’Europa vincono le elezioni le forze di opposizione ai governi di destra. Con la crisi economica normalmente viene premiata la forza che sta all’opposizione (penso alle regionali francesi, dove i socialisti, in alleanza con le altre forze della sinistra, hanno vinto in tutte le regioni tranne in una). L’Italia è l’unico caso in cui vince chi sta al governo senza pagare il prezzo della crisi. Perché accade? La mia convinzione è che accade perché la crisi viene accuratamente nascosta in ogni programma d’informazione o di intrattenimento. La responsabilità, molto grande, è anche di chi, avendo governato a più riprese, non è stato in grado o in qualche caso non ha voluto fare una legge antitrust. Mi riferisco ovviamente al centro sinistra.

Di fronte a questo enorme pericolo, le forze d’opposizione presenti in parlamento sono del tutto inadeguate. Il Pd si dibatte in una crisi d’identità continua che lo paralizza, al punto da essere oggi impantanato in una folle discussione su accettare o meno il dialogo con Berlusconi. L'Idv, dal canto suo, non riesce ad andare oltre una - in fondo sterile ancorché giusta - non sufficiente polemica antiberlusconiana. Come se, eliminato Berlusconi, d'incanto si risolvessero tutti i problemi dell’Italia. Se questo è lo stato del paese, con una destra sempre più preoccupante e con posizioni che non esito a definire eversive, all’interno delle forze di opposizione anche lo stato della sinistra che non è in parlamento, e quindi noi, è molto serio.

La Federazione della Sinistra ha avuto alle regionali un risultato attorno al 3%. Un esito che ritengo non positivo. Alle europee, un anno fa, prendemmo il 3,4%. Abbiamo subìto una diminuzione sia in termini assoluti che percentuali. E’ un serio campanello d’allarme che non va sottovaluto né taciuto né nascosto sotto il tappeto.
Oscurati completamente dalle tv e dai giornali, i comunisti e la sinistra scontano il fatto di essere completamente invisibili. E’ un’invisibilità che attiene ad un problema di democrazia, perché sono resi invisibili non tanto i dirigenti, ma i milioni di italiani che hanno votato per le forze della sinistra. E’ un vulnus, una ferita molto seria di cui il Pd non si rende conto e, per certi versi, ne è apertamente responsabile. Questo ha portato ad una percezione di non esistenza della sinistra. E se il dato del 3% non è positivo, è tuttavia un segno di esistenza politica che può essere il presupposto per provare a ricostruire. Voglio dire che, a fronte dell’invisibilità assoluta, è un risultato che possiamo definire, senza nessun eufemismo, accettabile. Dobbiamo tuttavia ricavarne alcune considerazioni di carattere generale.

Avverto l’esigenza - l’ho detto in tanti momenti pubblici e meno pubblici - che i comunisti, e più in generale la sinistra di classe, si manifestino con un profilo programmatico e di contenuto che oggi non hanno. Non casualmente abbiamo creato nel dicembre scorso, assieme ad altre forze politiche, intellettuali, personalità importanti del mondo della cultura, un’associazione che si chiama Marx XXI. Nei nostri intendimenti deve servire - senza steccati, senza alcuna visione di nicchia partitica - alla costruzione di un progetto ambizioso: elaborare idee nuove, inevitabilmente nuove, che guardino al futuro e che propongano alle grandi masse soluzioni - non soltanto denuncie - dei problemi che affliggono il paese. Faccio un esempio immediato. Si parla di riforme istituzionali. Credo sia dovere dei comunisti cimentarsi con un profilo autonomo, intellettualmente e politicamente, e offrire un contributo, anche se dall’esterno del Parlamento, con le risorse intellettuali – e vorrei dire anche morali – che abbiamo. Ad iniziare da un grande tema di cui nessuno parla più: l’intreccio tra questioni sociali e questioni istituzionali, presupposto fondativo della Costituzione. Mi riferisco, in particolare, al principio di eguaglianza, sostanziale e non formale, previsto nell’articolo 3 e al tema, oggi negletto, della forma dello Stato, dei suoi organi. Per i costituenti la centralità del Parlamento non era separata dalla prima parte relativa ai diritti e ai principi fondamentali. Essa era lo strumento ritenuto più idoneo per attuare la prima parte della Costituzione. Il Parlamento era il luogo non solo della mediazione, ma anche del conflitto tra tutte le diverse istanze della società, politiche, sociali, ideologiche, religiose, etniche…

C’è da fare una grande battaglia per un parlamento che sia eletto diversamente, e cioè sulla base del sistema proporzionale puro, il solo a garantire un parlamento davvero rappresentativo anche del conflitto che c’è nella società. Un parlamento realmente rappresentativo della società e di tutte le sue articolazioni di classe è anche, a mio modo di vedere, un formidabile antidoto contro alcuni fenomeni assolutamente deteriori ai quali stiamo assistendo. Penso al dilagare dell’antipolitica, ai partiti espressione di una sola persona e del suo presunto carisma (anche a sinistra), al populismo che dilaga e mina alla radice le ragioni stesse della sinistra di massa. Questo presuppone una ripresa della riflessione teorica.

Penso poi ad altri grandi temi relativi alla questione sociale e intrecciati alla questione istituzionale: alla revisione del welfare da sinistra in una società profondamente mutata; alle forme dell’organizzazione della politica con la novità epocale rappresentata dai nuovi mezzi dì informazione, dal web, dalla rete, che hanno annullato la fisicità, il tempo, lo spazio, cioè le vecchie categorie aristoteliche. Occorre che i comunisti siano all’avanguardia e non nella retroguardia a difesa di identità e valori del passato. Valori sacrosanti, perché senza radici non c’è futuro, ma essi vanno difesi guardando avanti.

Se il primo tema è, quindi, squisitamente contenutistico, il secondo è “come siamo”. Le elezioni regionali ci consegnano alcune questioni. Ad esempio come i comunisti e la sinistra stanno dentro uno schema, tutto politico, di alleanze.
Vedo dei cerchi concentrici, ovviamente comunicanti tra loro, ma separati e ben distinti uno dall’altro.
Il cerchio più largo è quello della difesa della democrazia. Se è vera l’analisi, pur sommaria e me ne scuso, che ho fatto all’inizio, siamo di fronte ad un’aggressione molto seria al sistema democratico, la più grave dall’inizio della storia repubblicana. E allora credo che sia dovere dei comunisti e della sinistra di classe contribuire ad uno schieramento, il più largo possibile, di coloro che credono nella Costituzione, credono nella legalità, credono nei principi fondativi della democrazia. Centrosinistra allargato? Non lo so, saranno le concrete dinamiche della politica a determinare quanto largo sarà questo fronte. Ma più largo sarà, più efficacemente potrà provare a sconfiggere una destra così aggressiva, così forte, così pervasiva nella società, anche a livello di massa. Noi comunisti non possiamo sottrarci ad uno schieramento di questo genere. Sono proprio le elezioni regionali a consegnarci questo problema. In Lombardia, dove ci hanno cacciato scioccamente e, per certi versi, in modo delinquenziale, e in Campania, dove abbiamo scelto di non partecipare all’alleanza, abbiamo ottenuto i risultati in assoluto più deludenti. Da non ripetere. In uno schema bipolare, che non ci piace ma esiste: stare fuori dalla coalizione non paga. Eppure, nelle Marche, dove siamo stati esclusi perché il Pd ha preferito l’Udc che, per una pregiudiziale ideologica, non voleva i comunisti in coalizione, il risultato è stato buono. Perché? Perché siamo riusciti a coinvolgere Sinistra e Libertà nell’operazione di un polo alternativo, costruendo un’alleanza grande e credibile di tutta la sinistra.

All’interno del cerchio più largo, c’è il tema della sinistra. Noi dobbiamo consolidare la Federazione della Sinistra. La linea dei Comunisti Italiani è nota. Avremmo voluto, vogliamo, continueremo a volere l’unificazione tra i due partiti comunisti, il Pdci e il Prc. Ma la riunificazione, che a me sembra un fatto rilevante e, vorrei aggiungere, persino di buon senso, si può fare se le due forze sono d’accordo. Sino ad oggi Rifondazione è stata contraria. La Federazione è al momento il livello possibile di unità. Va consolidata. Senza forzature, tenendo conto dei problemi dei territori, ma anche senza tentennamenti, perché l’autosufficienza – vale per noi ed anche per Rifondazione, che ha subito il tracollo più devastante dal 2006 ad oggi – è semplicemente una sciocchezza. So bene quante difficoltà e problemi e diffidenze vi siano in alcune regioni e provincie nel processo federativo. E anche in queste elezioni regionali ne abbiamo registrate non poche. Occorre grande senso di responsabilità, il che non significa che debba essere il Pdci a esercitare la responsabilità più grande. La linea non può e non deve essere altro da quella di un reciproco equilibrio e pari dignità.

Se fossimo andati ognuno per conto proprio non saremmo stati in grado di eleggere consiglieri regionali. Quest’inedito tentativo di alleanza politica organica, mantenendo ciascuno la propria diversità, è il livello possibile e quindi quello su cui investire.
A partire dalla Federazione e dal simbolo della falce e martello che la contraddistingue, credo che si possa ragionare anche su possibili allargamenti del sistema di alleanze a sinistra. Da questo punto di vista non posso che registrare positivamente il dato della Toscana, al momento il più importante, un esisto addirittura migliore di quello europeo, dove la Federazione s’è alleata con i Verdi. Allo stesso modo è encomiabile il risultato pugliese. In condizioni difficilissime, essendo la regione di Vendola, senza la soglia di sbarramento, sempre assieme ai Verdi, avremmo eletto due consiglieri. Provare a riconnettere un bacino elettorale a sinistra del Pd che, potenzialmente, è attorno al 6/7%, non è impossibile, pur mantenendo ciascuno, com’è ovvio, la propria identità e la propria autonomia: politiche, culturali, ideologiche ed organizzative.

Questo ci conduce al terzo cerchio che, all’interno della sinistra e della dinamica del centrosinistra, è rappresentato dai comunisti. Per una somma di circostanze e dopo non poche sconfitte, propongo la seguente riflessione.
La questione comunista va tenuta aperta, rilanciata, le va dato un senso nel terzo millennio. E questo è compito dei comunisti italiani, non di altri. Vedo nel nostro partito e nel suo rilancio il baluardo ultimo. E non perché non ci siano tante e tanti comunisti. Ci sono dentro Rifondazione e sparsi nella società. Ma il nostro partito è l’unica forza politica organizzata, radicata nei territori, presente a rete in tutte le provincie e nelle grandi città, che ha posto al centro della sua prospettiva l’unità dei comunisti.

Il nostro partito deve essere a disposizione dell’ambizioso progetto della ricomposizione dei comunisti. Il che significa, molto banalmente ma vale la pena ripeterlo, avere chiaro che oggi, in una fase assolutamente difensiva, si deve fare politica guardando avanti. Siamo l’unica forza che continua a ritenere che si debba operare per il superamento del capitalismo. Non bastano aggiustamenti, pur necessari, ma un radicale sovvertimento dei rapporti di classe. Per questo ci chiamiamo comunisti. E’ la grande differenza con chi è di sinistra ma non comunista. Da questo punto di vista l’unica speranza è il Pdci. Nella prospettiva italiana e nella logica europea, dove i partiti comunisti francese, portoghese, greco e cipriota sono andati assai bene alle elezioni, questo ha un senso forte. Mentre un’aggregazione come la Linke tedesca è irripetibile fuori dalla Germania. Perché la Linke non nasce dalla riunificazione di due partiti, ma dalla riunificazione di due Stati, la Germania est e la Germania ovest. A differenza di Rifondazione, noi guardiamo e abbiamo rapporti intensi con grandi paesi governati da partiti comunisti. Nelle forme che si sono di volta in volta determinate nel mondo, dall’Asia all’America Latina al Sudafrica, sono oggi trionfanti. In questa prospettiva – per l’ Italia e come referenti in Italia di un movimento internazionalista –la questione comunista va rilanciata, offrendo un riferimento a tutti quelli che sono comunisti.

Occorre allora che il nostro partito moltiplichi gli sforzi, il tesseramento, il radicamento nei territori, anche laddove oggi è più difficile di ieri. Dove non abbiamo eletto abbiamo poche risorse. E dopo la fine del finanziamento pubblico e la scomparsa dei gruppi parlamentari con i relativi, cospicui versamenti, anche le finanze del partito sono in seria difficoltà. Le misure dolorosissime che abbiamo dovuto adottare (la sospensione della pubblicazione di Rinascita, il ricorso alla cassa integrazione per alcuni nostri funzionari) vanno nella direzione di un partito che vuole tenacemente resistere nonostante le difficoltà economiche. Non ci piegheranno con il ricatto delle risorse!

Pertanto, chiedo alle compagne e ai compagni uno sforzo straordinario, un’abnegazione anche maggiore che nel passato, il superamento di eventuali delusioni personali, pur comprensibili, per la mancata elezione. Abbiamo il dovere di tenere quanto più possibile caro, prezioso, il nostro partito. Al servizio di un progetto che è quello della trasformazione generale. E’ un compito strategico, assieme all’unità della sinistra e a un’unità più ampia di tutte le forze democratiche, mantenendo irriducibile la nostra diversità. E’ una diversità che va conservata gelosamente affinché la si possa consegnare un domani alle future generazioni.

Oliviero Diliberto.

sabato 6 marzo 2010

A dirotto per l’art.18. Mobilitazioni e appelli contro il colpo di Statuto

[Fonte: Federazione della Sinistra]

Roma, 4 mar. 2010 – L’aula del senato ha approvato ieri sera in via definitiva il disegno di legge sul lavoro, che aggira e smantella di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori attraverso l’introduzione di norme sull’arbitrato per risolvere le controversie di lavoro. La legge è stata approvata con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti. Il provvedimento contiene fra l’altro norme sui lavori usuranti, gli ammortizzatori sociali, l’apprendistato e le controversie sul lavoro.
“Il voto del senato è una vera e propria controriforma che mina radicalmente i diritti del lavoro – attacca il portavoce della Federazione della sinistra, Paolo Ferrero – Si tratta dell’abrogazione di fatto e surrettizia dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in difesa del quale nel corso di questi anni tanta parte delle classi lavoratrici e del paese si è impegnata per arginare gli attacchi sempre più ignobili e spudorati da parte della destra berlusconiana”.
Per questo la Federazione della Sinistra si rivolge “alle forze politiche democratiche, alle organizzazioni sociali, alle forze dell’associazionismo, al mondo della cultura, alle energie intellettuali e della società civile”, invitando tutti a “far partire subito la mobilitazione per contrastare questo scempio dei diritti del lavoro”.
La nuova norma varata dall’aula di palazzo Madama limita la competenza del giudice e privilegia il canale dell’arbitrato e della conciliazione per tutte le controversie di lavoro, tra cui quelle legate al trasferimento di azienda e al recesso. Due le possibilità previste per ricorrere all’arbitrato in funzione della risoluzione delle controversie tra datore di lavoro e lavoratore. La prima, virtualmente più sicura, è attraverso i contratti collettivi nell’ambito di cui le parti possono stabilire i limiti in cui l’arbitrato può essere esercitato. Se però le parti falliscono nel trovare un accordo, può intervenire il ministro per decreto. La seconda possibilità è che il singolo lavoratore accetti un accordo secondo cui il proprio contratto di assunzione preveda il ricorso all’arbitrato per risolvere le controversie, incluso il ricorso all’arbitrato secondo equità: ciò implica la possibilità di bypassare le norme inderogabili di legge, quindi diritti come l’articolo 18, le retribuzioni o le ferie. Tale accordo può essere stabilito anche nel corso del rapporto di lavoro. Una norma che devasta di fatto l’articolo 18 e pone brutalmente i lavoratori in una condizione soggiogata e ricattabile.
Tra le altre nequizie introdotte dalla nuova legge: la possibilità di assolvere l’ultimo anno di obbligo di istruzione (dai 15 anni di età) attraverso l’apprendistato in azienda secondo quanto stabilito d’intesa tra regioni, ministero del lavoro e dell’istruzione e “sentite le parti sociali”. Il governo è infine delegato ad adottare, entro 3 mesi, regole sul pensionamento anticipato dei lavoratori impegnati in attività usuranti.
Gongolante, il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, ricorda che l’intervento faceva parte della versione originaria della legge Biagi: “Il diritto sostanziale del lavoro, incluso l’articolo 18 dello Statuto non è stato minimamente toccato – sostiene Sacconi – La polemica dei soliti noti su un testo di legge alla quarta lettura in parlamento, dopo due anni di esame, è l’ennesima prova della malafede di chi vuole sempre accendere tensione sociale”. Secondo il ministro, invece, “il lavoratore avrà la possibilità in più di ricorrere all’arbitrato e il tutto sarà regolato da contratti collettivi. Non per nulla tutti, tranne la Cgil, hanno condiviso questa norma, punto”.
Sacconi si riferisce alle obiezioni alquanto blande di Cisl e Uil, da sempre propense riguardo all’idea di “affidare questa materia alle parti sociali” e maldisposte verso gli interventi della politica, come fa notare il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Cui fa pronta eco il leader della leader Luigi Angeletti, giudicando quella del governo “un’alternativa ragionevole” e concordando con la Cisl circa il fatto che “questo tema, così come i temi del mercato del lavoro, devono essere oggetto prima di confronto e discussione con i sindacati e le associazioni di impresa, che sanno trovare soluzioni più efficaci del parlamento”.
“Col voto del senato si è scritta una brutta pagina per i lavoratori italiani – risponde la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro – Si è aperta la strada alla manomissione dell’art.18: è un ulteriore attacco al diritto del lavoro”. Il Pd, d’altro canto, anziché sollevare lo scudo dell’ostruzionismo, ha concesso il proprio lasciapassare all’accelerazione dell’inter di approvazione della legge, perseguita a maggior ragione e in tutta fretta dalla maggioranza dopo che su Repubblica di ieri (mercoledì 3 marzo) alcuni politici, sindacali e giuristi avevano lanciato l’allarme sul blitz tentato in senato dalla destra.
Duro il commento della Cgil. “Questo disegno di legge opera una vera e propria controriforma delle basi del diritto del lavoro italiano – osserva il segretario generale Guglielmo Epifani – Porta sostanzialmente a una forma di arbitrato obbligatorio, che farebbe saltare le forme tradizionali delle tutele contrattuali e delle libertà dei lavoratori di poter adire a queste scelte”. In altre parole defrauda i lavoratori dell’articolo 18. “In questo modo naturalmente si rende il lavoratore più debole – continua Epifani – Se lo si fa addirittura nel momento del suo ingresso nel lavoro, lo si segna per tutta la vita”.
Contro la nuova norma Epifani annuncia che “in ogni caso la Cgil farà ricorso, se ve ne sono le condizioni di legittimità costituzionale”. Intanto la Federazione della sinistra si rivolge a tutte le forze democratiche e invita tutti i cittadini a mobilitarsi fin da subito per far sentire la voce della civiltà e del diritto contro questo ennesimo scempio operato dalla destra: per chiedere al presidente Giorgio Napolitano di non firmare questa norma incostituzionale; per costruire un movimento democratico e partecipativo in difesa delle libertà e i diritti individuali e collettivi; per realizzare il referendum abrogativo della legge.

Cosimo Rossi

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domenica 7 febbraio 2010

FIAT SATA: WCM e sistema “ErgoUas”


RIDUCE i Fattori di Riposo e AUMENTA i RITMI di LAVORO

Nell’ambito del modello organizzativo del WCM che si propone di ridurre i costi e aumentare l’efficienza, la FIAT SATA vorrebbe utilizzare una nuova metodologia “ErgoUas” per la definizione dei tempi e dei ritmi di una postazione di lavoro.

Il risultato della sperimentazione di ErgoUas a Mirafiori è stata la RIDUZIONE dei “Fattori di riposo e l’Aumento dei ritmi di lavoro e della fatica”.

Ergonomia e organizzazione del lavoro:il Sistema “ErgoUas”

Il nuovo sistema in FIAT propone una razionalizzazione delle operazioni delle singole fasi lavorative che comporta un AUMENTO dei RITMI PRODUTTIVI.

La sfida della FIOM alla FIAT

La FIAT non può utilizzare la situazione di crisi economica per aumentare i ritmi di lavoro e peggiorare le condizioni di lavoro. Se la FIAT vuole aumentare la qualità dei prodotti deve accettare la sfida di un controllo reale da parte dei lavoratori delle metodologie di organizzazione del lavoro al fine di MIGLIORARE la tutela della salute dei lavoratori.

Se un cambio di metodologia dell’organizzazione del lavoro e della prestazione lavorativa ci deve essere si deve partire da una analisi specifica che ha prodotto il TMC2 sulle condizioni dei lavoratori per valutare i CORRETTIVI da mettere in campo in DIFESA della SALUTE dei lavoratori e dell’OCCUPAZIONE.

La FIOM CGIL alla luce della INDISPONIBILITA’ dimostrata dalla Direzione SATA di affrontare i problemi dei lavoratori ha ritenuto inevitabile di partecipare all’incontro di oggi dove si parla solo delle richieste della FIAT.

Potenza 5 febbraio 2010
FIOM CGIL Basilicata

lunedì 31 agosto 2009

VERTENZA LASME: SPECULAZIONI Finanziarie e Licenziamenti - La PRODUZIONE della LASME non può essere spostata


La vicenda LASME di Melfi mette in luce tutta l’arroganza dei Padroni, dopo che si sono arricchiti producendo, solo per SATA, 1.100.000 modelli di Grande PUNTO vorrebbero far credere di aver perso sugli investimenti falso la verità che i padroni non si stancano mai di SFRUTTARE i lavoratori del Nord o del Sud.

Gli investimenti alla LASME di Melfi sono stati super pagati dai profitti di questi anni.

La verità che questi “padroni” non rischiano niente, gli stabilimenti li costruiscono con i soldi pubblici, i contratti li sottoscrivono con chi Firma le loro richieste e i lavoratori devono essere sfruttati con la minaccia del posto di lavoro.

Tra gabbie salariali, federalismo fiscale, secessione, Nord contro Sud etc., i padroni non vogliono più CONTRATTARE nulla e avere mano libera sulle condizioni di vita dei lavoratori, negando ogni forma di DEMOCRAZIA e di partecipazione dei lavoratori all’interno delle fabbriche.

I primi segnali negativi sono partiti dalla FIAT SATA, che nel disinteresse generale, non ha rispettato completamente gli impegni assunti in Regione Basilicata per, la riassunzione dei PRECARI licenziati/sostituiti alla ERGOM, poi ha TAGLIATO il premio e le ferie di luglio a tutti i lavoratori.

E pensare che solo nel 2004 (a seguito della lotta dei 21 giorni), quando si CONTRATTAVA per davvero, è stato firmato un accodo con FIAT, in CONFINDUSRIA a Roma, che ha portato 640 milioni di euro di investimenti per il segmento “B” e l’aumento della capacità produttiva e tecnologica del sito FIAT di Melfi, confermato dal NUOVO PIANO INDUSTRIALE FIAT presentato a Palazzo Chigi ad Aprile 2009.

Noi riteniamo che la FIAT SATA e il consorzio ACM devono rispettare gli IMPEGNI CONTRATTUALI già assunti sulle produzioni e sull’occupazione nell’incontro del 24 con la Direzione LASME in CONFINDUSTRIA a Potenza CHIEDEREMO che le PRODUZIONI NON vengano SPOSTATE dal sito di Melfi, al fine di dare continuità occupazionale ai 174 lavoratori.

Lunedì 24 Agosto 09 a partire dalle ore 10 il Sindacato terrà un assemblea con i lavoratori della LASME per definire adeguate iniziative di mobilitazione in DIFESA dell’Occupazione e delle produzioni.

Potenza 23 Agosto 2009
FIOM CGIL Basilicata

VERTENZA LASME: MOBILITAZIONE ASSOLUTA


L’iniziativa unilaterale della LASME,di chiusura dello stabilimento lucano, NON ha alcun connotato industriale che possa giustificare tale atto. Dopo le MANIFESTAZIONI dei giorni scorsi e la SOLIDARIETA’ espressa da più campi, si passi ora al tempo del fare.

La REGIONE BASLICATA deve indicare con precisione che gli ulteriori finanziamenti pubblici alla FIAT per la costruzione del “Campus tecnologico di Melfi” siano SUBORDINATI al rispetto degli IMPEGNI già assunti in materia di PRODUZIONE e dell’occupazione per IL SEGMENTO “B” a Melfi (incontro Palazzo Chigi).

Il GOVERNO Nazionale deve indicare linee guide di Politiche Industriali capaci di difendere l’assetto industriale italiano, a partire dalla definizione di interventi sulle tecnologie,ricerca e sviluppo di processi e prodotti “innovativi” in grado di essere attuali in FUTURO nel rispetto dell’ambiente, della sicurezza e delle compatibilità economiche-industriali (vedi energia, riciclaggio materiali, etc).

La FIAT deve garantire il rispetto degli accordi sottoscritti, nella loro “interezza”, vedi contratto di programma, per il sito di Melfi che comprende anche l’insediamento di FENICE Termodistruttore, come dire che se si spostano le produzioni al NORD si devono spostare anche lo smaltimento dei rifiuti industriali.

Il Consorzio A.C.M. deve recuperare i ritardi accumulati dal punto di vista dei necessari INVESTIMENTI da mettere in campo a Melfi al fine di ASSICURARE una CRECITA QUALITATIVA della presenza delle aziende dell’INDOTTO nel sito FIAT SATA di Melfi.

Le forze politiche, istituzionali e sindacali devono assicurare un reale sostegno alle rivendicazioni dei lavoratori in difesa dell’occupazione, fatto di atti pratici e non simbolici affinché su una ipotetica gru, come successo a Milano per i lavoratori INNSE, non si trovino solo lavoratori e funzionari della FIOM.

Tutti insieme a difendere i lavoratori , VERI produttori della RICCHEZZA. NO alle Gabbie Salariali, NO allo smantellamento dell’industria al SUD, NO alle politiche LEGHISTE, NO alla CHIUSURA della LASME a Melfi.

SI all’UNITA’ dei lavoratori, SI alla SOLIDARIETA’, SI alla Giustizia Sociale, Si al Contratto Nazionale come strumento di UGUAGLINZA tra TUTTI i lavoratori.

E’ necessario definire un modello sociale basato sulla cooperazione e non sulla competizione tra lavoratori del NORD e del SUD.

Potenza 22 Agosto 2009
FIOM CGIL Basilicata

mercoledì 12 agosto 2009

VERTENZA LASME: INIZIATIVA unilaterale aziendale di stampo FINANZIARIO - TENUTA “DEMOCRATICA” a rischio


L’iniziativa unilaterale della LASME, di chiusura dello stabilimento lucano, NON ha alcun connotato industriale che possa giustificare tale atto.

Infatti lo stabilimento lucano della LASME ha conosciuto, a partire dal 2000, una crescita produttiva e occupazionale legata al POSITIVO andamento delle qualità delle produzioni e dell’occupazione, passando dai 80 dipendenti del 1997 ai 180 dipendenti del 2009.

Queste condizioni di crescita dello stabilimento sono SEMPRE state accompagnate dalla contrattazione che si è registrata tra la Direzione aziendale e il Sindacato, in questi anni sono stati FIRMATI Accordi in materia di produzione e di organizzazione del lavoro che hanno permesso tale andamento positivo.

Anche l’ultimo incontro tenuto con FIAT AUTO a Palazzo Chigi nel Giugno 2009, ha assegnato la produzione della Grande Punto (segmento “b”) allo stabilimento lucano della FIAT SATA e delle produzioni connesse dell’INDOTTO compreso la LASME.

Atteso che l’iniziativa unilaterale “estiva” della LASME DISATTENDE gli impegni già assunti e definiti per le produzioni della Grande Punto a Melfi, come FIOM CGIL di Basilicata consideriamo necessario che la Direzione aziendale RITIRI ogni IPOTESI di CHIUSURA dello stabilimento e il conseguente licenziamento dei 180 lavoratori di Melfi.

E’ evidente che si pone un problema di “TENUTA DEMOCRATICA” nel tessuto sociale del SUD che può assumere aspetti incontrollabili qualora anche di fronte a Risultati industriali ottenuti e a IMPEGNI produttivi già assunti si possa procedere verso la chiusura dello stabilimento.

Le forze Istituzionali e politiche sia regionali che nazionali devono svolgere il loro compito naturale di esercitare la funzione di mediazione VERA degli interessi in campo con la salvaguardia dei 180 posti di lavoro attraverso il RISPETTO degli IMPEGNI PRODUTTIVI e OCCUPAZIONALI già assunti.

Potenza 10 Agosto 2009

Giuseppe CILLIS
FIOM CGIL Basilicata